Dalla Cronaca della Casa di Genova 1939-1947
4. Salvare anche le ‘cose’

La Cronista in più punti descrive le vicende della suppellettile della Casa di Genova, terminando immancabilmente con il ringraziamento al Signore perché, oltre alla vita della Suore rimaste, erano riuscite a salvare, a volte davvero in extremis, anche il mobilio e tutto il resto. In queste ricorrenti narrazioni, tuttavia, mai si ha la sensazione di un attaccamento venale alla ‘roba’, ma piuttosto di appartenenza ad un luogo e ad una storia, sentita come parte vitale dell’Istituto.
La Cronista in più punti descrive le vicende della suppellettile della Casa di Genova, terminando immancabilmente con il ringraziamento al Signore perché, oltre alla vita della Suore rimaste, erano riuscite a salvare, a volte davvero in extremis, anche il mobilio e tutto il resto. In queste ricorrenti narrazioni, tuttavia, mai si ha la sensazione di un attaccamento venale alla ‘roba’, ma piuttosto di appartenenza ad un luogo e ad una storia, sentita come parte vitale dell’Istituto.
«(…) Si è tanto lavorato per mettere in salvo tutto quanto era in Casa (…) Tutta la roba che per timore venisse arsa dal fuoco o sepolta nelle macerie durante la terribile guerra, l’avevamo spedita nelle nostre varie Case di Calice, Loano, Pontedecimo, Avolasca, Bergamo, Varazze, Voltri e Prà: terminata la guerra tutta si è fatta riportare a Genova (…) questa è pure una grazia grande che ci ha fatto il Signore, poiché altre Comunità hanno perduto tutto o a motivo di bombardamento, che coglieva per istrada, oppure per incendio fatto dai Tedeschi (…). Per timore che i ladri e gli spezzoni incendiari entrassero dalle finestre, essendo tutte senza vetri e rotte, si fecero murare le finestre della Chiesa, del Coro, nel piano in cime, le più pericolose, e nei parlatori.Sicchè il Coro e la Chiesa erano oscuri come tenebre e si funzionava1 (sic) in Sacristia. I tre piani in cima erano tutti vuoti da mobilia, sedie ecc. siccome tutto avevamo portato nei parlatori, nel portico e negli altri ambienti vicini alla camera dei forestieri. Anche la Casa delle orfane avevamo vuotato completamente. La biancheria, materassi, coperte ecc., tutto abbiamo spedito (…). Furono sei i camion con il rimorchio che abbiamo caricato e spedito. Alcune volte stavamo caricando i camion sotto l’allarme. Però tutta la roba spedita arrivò bene al suo destino, essendo sempre accompagnata da una o due Suore. Nessun bombardamento colse i camion carichi di roba lungo il percorso (…)».

1Ovvero si celebravano le sacre funzioni liturgiche.