Le Novizie di Saganeiti (1974)

È ancora relativamente recente il ritorno in Africa, dopo il frettoloso e forzato rimpatrio delle prime missionarie nel 1943 e le Cappuccine sono tornate in Eritrea, e poi in Etiopia, sul finire del 1963. Dieci anni dopo, nonostante i continui pericoli della guerriglia e la destabilizzazione politico-sociale della regione, le Comunità registrano un costante fiorire di vocazioni e fondazione dei Case. Il brano che riportiamo è uno spaccato dell’attività, ma soprattutto dello stile missionario delle Cappuccine a Saganeiti, prima Casa di missione e sede del Noviziato, di cui scrive sr. Silvia Frigeni, Madre Maestra:

«(…) Con l’inizio dell’anno scolastico abbiamo rivisto le nostre forse e riorganizzato l’attività interna ed esterna: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e mezza giornata del sabato, sono giorni dedicati allo studio, di lavoro di gruppo per le novizie e postulanti e, almeno due ore al giorno, per le juniores: giovedì e domenica si va nei villaggi. Una domenica al mese è la giornata di preghiera, allora stiamo tutte in casa, così pure le vigilie delle feste liturgiche e di comunità, per le singole suore le vigilie del proprio onomastico o dell’anniversario della Professione.
Due novizie e una postulante vanno ogni domenica ad Addisc Addì (a 10 km a piedi da Saganeiti), riuniscono i bambini dopo la S. Messa, lavano il visino ai più sporchi, medicano gli occhi e le piaghe, li fanno giocare e, finalmente, fanno un po’ di catechismo. Quando il tempo lo permette fanno tutto all’aperto, così le mamme vedono e imparano. Ritornano a casa a mezzogiorno. Un’altra novizia con due postulanti vanno pure tutte le domeniche ad Adongofon (a 2 km da Saganeiti) per la stessa attività.
Almeno una volta ogni due mesi andiamo pure sr. Rita [Pelicciolin.d.A.] o io per vedere come vanno le cose, però loro stesse hanno abbastanza iniziative.
Noi invece andiamo tre domeniche al mese nei villaggi più lontani con un medicoe quattro infermieri, che vengono appositamente da Asmara al sabato sera (sono tutti nativi). Raggiungiamo con la macchina i villaggi più lontani (30 km di pista in montagna con quasi due ore di tempo) e ci dividiamo in due gruppi per assistere contemporaneamente due villaggi. Il medico sta mezza giornata in un villaggio e mezza in un altro, mentre sr. Rita, con gli infermieri e una suora nativa, vedono gli ammalati; io, con le postulanti e le aspiranti, pulisco la chiesa cattolica e quella copta, facciamo giocare i bambini e poi insegniamo il catechismo.
Alla sera ci ritroviamo felici, mettendo in comune successi e sconfitte. Rimandiamo però l’incontro di studio un poco più impegnativo alla sera del lunedì, perché la domenica sera si dice Compieta, si affida tutto al Cuore di Gesù e si scappa a dormireperché tutte, grandi e piccole, caschiamo dal sonno. La giornata è stata lunga, ci alziamo alle 4:30 per arrivare alla prima Messa delle 5:00 in parrocchia, ma siamo tanto contente…
Il giovedì pomeriggio si ripete la stessa attività nei villaggi più vicini, così tutte le Suore, juniores, novizie e postulanti, partecipano a questa attività e soprattutto ciascuna è impegnata a pregare per il “suo villaggio”. Infatti siamo in 13 e sono pure 13 i villaggi che assistiamo, per cui ciascuna è legata spiritualmente ad un villaggio (…) (Saganeiti, 11/11/1974)»