Estremi cronologici: 1936 gen. 24 – 1969 ago. 22
Consistenza: nn. 7 buste, n. 1 filza, n. 1 volume, nn. 5 quaderni e n. 1 album fotografico
Descrizione: La sottoserie costituisce uno dei nuclei più documentati e cospicui della serie Missioni. È stata prodotta durante la prima esperienza missionaria in Africa della Suore Terziarie Cappuccine. A seguito della conquista italiana dell’Abissinia nel 1935, i missionari Cappuccini francesi che si trovavano ad Harrar furono rimpatriati e sostituiti da quelli di nazionalità italiana. Il Superiore dei Missionari Cappuccini genovesi, Padre Callisto da Sestri Ponente, che col primo gruppo di missionari già da tempo si trovava sul posto, consigliò il vescovo di Harrar, Mons. André Jarosseau, nonché cappuccino della Provincia di Toulouse, di far richiesta delle Terziarie Cappuccine di Loano per sostituire le Religiose francescane di Calais, che operavano in quella Missione da più di quarant’anni, nel servizio del lebbrosario e dell’orfanatrofio, a cui si aggiunse il servizio infermieristico nei due ospedali appena costruiti.
Il primo gruppo di Missionarie partì alla volta dell’Africa l’11 luglio 1937. Giunsero ad Harrar il 26 luglio 1937 e alle loro cure venne affidato il Lebbrosario “Sant’Antonio”, l’Ospedale Militare, l’Ospedale indigeno (che raccoglieva in massima parte gli indigeni poveri affetti da malattie croniche), l’Orfanatrofio femminile “S. Chiara” e il Seminario indigeno.
Altre tre partenze dall’Italia si succedettero e l’Istituto vi destinò in soli tre anni e mezzo, ventidue suore. Purtroppo l’avventura abissina venne drammaticamente interrotta nel novembre 1942 dalla completa occupazione del Paese da parte degli Inglesi. Il Governo britannico pertanto eseguì l’immediata evacuazione e il rimpatrio dei missionari italiani e tutti i beni della Missione (nonché le cronache e ogni tipo di documento riguardante le opere missionarie) furono requisiti. E proprio a proposito di questi ultimi lasottoserie conserva una nutrita documentazione sulla pratica di risarcimento dei danni di guerra, chiusa solo nel 1969.
La sottoserie era stata ordinata da Madre Villa in buste denominate: “Corrispondenza diretta alle Suore [religiosa]”; “Lettere, saluti auguri per le prime Suore Missionarie partenti per Africa O[rientale] I[talia]na. 1937”; “Abissinia. Qualche appunto dal Diario di una missionaria T[erziaria] C[appuccina]”; “Relazioni delle Suore Missionarie di Harar. A[frica] O[rientale] I[taliana]”; “Corrispondenza [di p. Ireneo da Arenzano ofmcap]”; “Corrispondenza varia”, “Corrispondenza dei parenti nostre Suore in Africa in risposta alle notizie date da noi a essi 1941”, “Nozioni di lingua Oroma o Galla”, “Relazioni e cenni Missione Harar”, “Suore Oblate Francescane di Maria Immacolata”, “Notizie delle Missionarie tramite la C.R.I. e la Segreteria di Stato (Propag[anda] Fide)” e “Risarcimento danni di guerra”.
Tra i documenti (per la maggior parte redatti postumi al rimpatrio) ce ne sono otto, dattiloscritti su bende di tela, su cui le Suore, in fuga da Harrar dopo l’evacuazione ad opera dell’esercito britannico, avevano potuto trascrivere, prima di bruciare gli originali, le relazioni redatte dal 1937 al 1942. Forse questi fatti sono accaduti durante le permanenza delle ventidue Suore nel campo di concentramento di Mandera. In tal modo la documentazione è stata sottratta alla requisizione predisposta per tutto il materiale documentario prodotto dai Religiosi e Religiose italiani durante la missione in Abissinia; era conservata in un involto di carta su cui era scritto: “Missione d’Harar (Abissinia) 1937-1942”.